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Highlights: Libro dei Morti di Iuefankh

Un “passaporto” per l’Aldilà

Il “Libro dei morti” di Iuefankh

Il papiro (Cat. 1791) lungo quasi 19 metri, completamente preservato, contiene – da destra a sinistra – 165 capitoli del cosiddetto “Libro dei Morti”, una raccolta di formule per la guida, la protezione e la resurrezione del defunto nell'Aldilà. Per raggiungere tali obiettivi, dopo l’imbalsamazione e la processione alla tomba, determinate condizioni erano indispensabili: la conservazione e il sostentamento del corpo, la capacità di trasformazione, la giustificazione e la protezione del defunto e il possesso della conoscenza. Sono questi i temi dei 165 capitoli scritti in geroglifico corsivo per Iuefankh, figlio di Tasheretemenu.

Iuefankh è raffigurato in numerose illustrazioni. Appare in posizione piuttosto prominente al centro del papiro al capitolo 110 e, più a sinistra, nel capitolo 125, la cosiddetta “Confessione Negativa”, dove il defunto deve dichiarare di essersi comportato rettamente durante la vita terrena. Tasheretemenu è raffigurata solo una volta con suo figlio Iuefankh, quasi alla fine del papiro, nel capitolo 148, di fronte a Osiris dalla testa di falco e alla dea Imenet.

Il “Libro dei Morti” spiegato

Il Papiro di Iuefankh è esposto nelle riallestite “Sale Storiche”, che aprono la visita del museo con un’introduzione alla storia della collezione torinese. Il papiro è accompagnato da una infografica lunga 19 metri, in cui il contenuto e il significato di 40 capitoli del Libro dei Morti sono spiegati attraverso immagini, grafici e brevi testi.

Creato da: Susanne Töpfer e Piera Luisolo/ Museo Egizio

Richard Lepsius

e il “Libro dei Morti” di Iuefankh a Torino

Il titolo “Libro dei Morti” è una designazione moderna dello studioso tedesco Richard Lepsius (1810–1884) per un corpus di formule conosciuto dalla tarda XVII dinastia (ca. 1550 a.C.) al primo Periodo Romano (I sec. d.C.). Egli scelse il titolo per enfatizzare l’uso del manoscritto, che era sepolto assieme al defunto, come un “passaporto” per l’Aldilà. Il titolo egiziano del corpus è, invece: “Uscire alla luce del giorno” o “Inizio delle formule per uscire alla luce del giorno”.

Lepsius giunse a Torino nel 1836 e nel 1841 per studiare il papiro di Iuefankh, il più lungo “Libro dei Morti” conosciuto al tempo. Sulla base del papiro di Torino, egli assegnò un numero a ogni sezione, riferendosi a queste come “capitoli”, da 1 a 165. Già Jean-François Champollion (1790–1832) aveva studiato il papiro, tentando una divisione delle sezioni che, troppo ampia, fu rielaborata e reimpiegata da Lepsius. Con la pubblicazione del papiro di Iuefankh del 1842, Lepsius stabilì, pertanto, un sistema standard di numerazione delle formule che è in uso ancora oggi. Questa pubblicazione include la riproduzione del papiro con un commento che servì come base per la prima traduzione completa del “Libro dei Morti” ad opera di Samuel Birch nel 1867.

Museo Egizio